Santa Barbara, la patrona dei minatori

Un elemento di unitarietà di questo Cammino è la costante presenza di luoghi di culto e di chiese dedicati a Santa Barbara presso le miniere dismesse, i villaggi minerari abbandonati, i paesi e le città costruite a supporto dell’attività mineraria. Un culto che è tutt’ora molto sentito e praticato, con celebrazioni e procesisoni lungo diversi tratti del nostro percorso. Proprio per questa ragione il Cammino è stato dedicato alla patrona dei minatori, e delle loro famiglie fino a diventare un simbolo dell’identità della “gente di miniera”, in Sardegna ma non solo. Santa Barbara, infatti, è venerata in tutti i bacini minerari europei.

“Quando discendo nella miniera a te si eleva la mia preghiera. / Tu con la Fede dammi ristoro alle fatiche del duro lavoro. / Infondi la fede nei nostri cuori, dolce patrona dei minatori.” Così recitano i versetti di una delle centinaia e forse migliaia di preghiere stampate sul retro delle immaginette della santa che è possibile trovare nelle chiese a lei dedicate, che danno un’idea del senso profondo della devozione da parte dei minatori.

Il culto di Santa Barbara di Nicomedia è stato portato in Sardegna e nell’Occidente europeo dai manici bizantini, che hanno iniziato ad arrivare a partire dal V secolo. Dai primi secoli del secondo millennio iniziano a diffondersi gli edifici di culto a lei consacrati. Lungo il nostro Cammino incontreremo a domusnovas la chiesa più antica didicata a Santa Barbara nel 1223 e diverse altre a Villacidro e Gonnosfanadiga, risalenti rispettivamente al XVI e XVII secolo.

Le principali fonti storiche e letterarie identificano la città di Nicomedia, l’attuale città turca di Izmit, come il luogo in cui visse Barbara, tra il III e IV secolo. La data del suo martirio è il 4 dicembre. Figlia del potente Dioscoro di Nicomedia, Barbara nacque in una delle più nobili famiglie della città. Per la sua bellezza aveva molti pretendenti, che però sistematicamente rifiutava. Si racconta che Dioscoro, prima di partire per un viaggio, avesse fatto rinchiudere Barbara in una torre con due finestre, per preservarla dalle insidie del mondo e dalle brame dei pretendenti. altre fonti invece ritengono che il padre avesse rinchiuso la figlia nella torre per distoglierla dalla fede cristiana , a cui la giovane aveva segretamente aderito, e che egli considerava uno strano incantesimo. La tradizione però concorda sul fatto che Barbara, rinchiusa in questa torre con due finestre, manifestasse la propria fede facendone aprire una terza in onore della Trinità. Dioscoro la denunciò al governatore Marciano, che dopo inutili torture ne dispose l’uccisione: se ne occupò lo stesso Dioscoro, che decapitò la figlia con la sua spada su una collina. Mentre scendeva dalla collina, il crudele padre fu colpito da un fulmine che lo incenerì all’istantee “non rimase et minima parte della polvere di esso misero” (M. Molin, Santa Barbara di Nicomedia. Storia, leggenda e devozione dall’Oriente a Burano).

Fu per questo che Santa Barbara fu venerata come protettrice di tutte le persone esposte ai pericoli di morte violenta causata dagli scoppi di esplosivi e armi (minatori e artificieri), dal fuoco (vigili del fuoco) e dalle tempeste (marinai).

Le reliquie della vergine e martire di Nicomedia sono custodite da oltre un millennio dal Patriarcato di Venezia (attualmente in un oratorio della chiesa di San Martino nell’isola di Burano) e in occasione del giubileo del 2000 sono state visitate e venerate da papa Giovanni Paolo II. Lo stesso papa, il 23 Ottobre 1985, entrando nella chiesa dedicata alla patrona dei minatori in occasione della sua visita pastorale alla miniera di Monteponi, sentendosi minatore tra i minatori, definì Santa Barbara “la nostra amata patrona”.

Poichè tra le numerose opere che ritraggono Santa Barbara (Botticelli, Durer, Cranach il Vechio, Goya, Vivarini, Pinturicchio, Raffaello, Ghirlandaio, Boccaccino, Guercino, Parmigiano, Jacopo da Empoli ecc.) moltissime scelgono l’iconografia della torre,  una torre stilizzata è stata scelta come simbolo del Cammino Minerario di Santa Barbara.

Particolarmente caro al sottoscritto è il dipinto realizzato nel 1652 dal caravaggesco Giovan Francesco Guerrieri, che raffigura San Francesco e Santa Barbara in adorazione della Vergine con il Bambino. Il dipinto originale, parte di una collezione privata, nel 2016 è stato esposto per sei mesi a Iglesias, nella cappella dedicata a Santa Barbara nella chiesa medioevale di San Francesco, dove oggi è possibile osservarne una copia alla partenza del Cammino.

Si segnala infine che questo percorso gode del privilegio di avere inizio da un santuario del Buon Cammino, nel quale la Madre di Dio Odighitria, di provenienza orientale come Santa Barbara, indica ai pellegrini la direzione salutandoli, appunto, con l’augurio di un “buon cammino”.