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Miniera di Masua

Tappa 2

La concessione della miniera fu affidata alla Società di Montesanto nel 1859 e il progressivo ampliamento aggiunse altri fabbricati agli impianti indispensabili alla lavorazione del minerale (la laveria, la casseria e la fonderia).
Successivamente sorsero altre costruzioni, situate su livelli diversi in rapporto all’andamento del pendio di Punta Cortis, che si apre verso la vallata a mare con il faraglione calcareo del Pan di Zucchero. Questo fronteggia il torrino “medievale” di Porto Flavia, sicuramente uno tra gli edifici di servizio alle miniere più originali: porta il nome della figlia dell’ingegnere Cesare Vecelli e costituisce l’uscita della galleria realizzata tra il 1922 e il 1924 per facilitare il trasporto del minerale da caricare direttamente sulle navi tramite un pontile a sbalzo. È particolarmente suggestivo l’inserimento della costruzione nella roccia calcarea, apprezzabile naturalmente dal mare.
Sempre verso il mare sono gli impianti di arricchimento realizzati nel dopoguerra e la stazione di arrivo del minerale, presso il bacino degli sterili che ha profondamente alterato il paesaggio.
Masua è uno degli insediamenti più semplici, ma ha caratteristiche comuni del villaggio-tipo non pianificato e sviluppatosi in rapporto alle fortune imprenditoriali della società proprietaria della concessione. Ancora oggi conserva una serie di edifici adagiati in mezzo al verde su dislivelli protetti da massicciate di pietra. Nonostante la sobrietà della costruzione, la sede dell’amministrazione, collocata su un terrazzamento che le dà un ruolo di preminenza anche simbolico, spicca per il volume a due piani e il balcone centrale, che la distinguono rispetto alle altre case, e per il giardino, sistemato al livello inferiore.
Le altre costruzioni hanno prevalentemente carattere funzionale, senza concedere nulla ad aspetti decorativi.