Racconti dal passato

La miniera ti rimane addosso

Vuoi sapere cos’è la miniera? La miniera è sempre stata la nostra storia, e adesso non lo è più. Le miniere piombo-zincifere, quelle in cui io ho lavorato, sono le più pericolose per la silicosi. Questa malattia che ti mangia i polmoni, che ti esplode dentro quando già l’hai lasciata, hai cambiato mestiere. Gli ex minatori sono quasi tutti malati di silicosi, muoiono per mancanza d’aria. Per polmoni forati. Le polveri di miniera oggi continuano ad ammazzare.
La polvere.

C’era sempre polvere in miniera, non si respirava. Dopo l’esplosione delle mine era terribile, si entrava e c’era solo polvere. La ventilazione è arrivata tardi. Alcuni minatori svenivano perché mancava aria e li trovavamo così, dopo che la polvere si era abbassata. Morti. Morti a fine turno. La fine del lavoro era il momento più pericoloso. Partivano centinaia di esplosioni una dietro l’altra. Le gallerie si riempivano del fragore degli esplosivi. Le mine venivano innescate in fila e si alzava un gran polverone sopra la stanchezza, il desiderio di rivedere l’aperto, la luce.
Gallerie, pozzi e fornelli.

In miniera si lavora in orizzontale per corridoi che sono le gallerie che seguono la vena del minerale. Poi ci sono i pozzi e i fornelli, i collegamenti in verticale tra i livelli della galleria. Servono per scendere e salire, per far girare l’aria, per portare fuori il minerale. In miniera si lavora per vuoti, abbiamo lavorato fino a 60 metri sotto il livello del mare. Togliendo tutto alla terra. Dalla miniera di minerale si usciva bagnati. Con la camicia fradicia d’acqua e di sudore. E quando uscivi non bastava l’acqua per lavarti. La miniera ti rimane addosso, il suo odore di chiuso ti rimane sulla pelle, il sapore del minerale ti impregna gli abiti, il corpo. Più la galleria si stringe, più scendi nelle viscere della terra, più fa caldo, manca l’aria… Il giorno più bello in miniera? Quando il premio di produzione è stato legato al prezzo del minerale. È stata una conquista grande. Negli anni Settanta eravamo un movimento, lottavamo insieme. Eravamo operai, ed eravamo fieri di esserlo. Poi ci hanno inghiottito, assimilato. Ci hanno mandato in pensione a 45 anni. A 45 anni ci siamo trovati disoccupati, senza lavoro. Una buona pensione e nessun futuro. Sono stato via per un po’ e quando sono tornato la cosa che più mi ha colpito è stato accorgermi che le miniere erano una storia passata. Ci siamo costruiti case da ricchi, abbiamo smesso di fare figli, siamo finiti al bar.

Gerardo

Ex minatore. Carbonia, luglio 2006
Andavamo a piedi alla miniera

Sono nato a Montecani nel 1930. A 17 anni sono entrato a lavoro a Acquaresi e lavoravo nell’esterno in officina. Però, siccome in officina si guadagnava poco, allora ho detto al caposervizio che volevo andare in galleria e mi hanno trasferito in miniera perché si guadagnava qualche cosa di più. Andavo a piedi alla miniera di Scalittas passando in questo sentiero anche di notte quando si montava al terzo turno, d’estate e d’inverno. La lampada a carburo ci illuminava il sentiero e siccome quando c’era vento ti spegneva la candela, si metteva un parafiamma o un pezzo di lamiera alla candela, ma si andava piano sempre “po fai luxi a su mori” (per fare luce al sentiero).

Gino

82 anni, ex minatore, Nebida 2012