Racconti dal Passato

Sempre in viaggio

“Era un lavoro da bestie, si caricavano le ceste da 60-70 chili sulle spalle e si camminava di corsa; si andava sui tavoloni e si scaricava nella stiva, poi di nuovo su a caricare. Era un lavoro che durava due, tre ore, al massimo quattro. Dipendeva dalle bilancelle se era da 60, da 30 o da 20. Era un lavoro a cottimo, si lavorava una, due o tre ore, poi si mollavano le cime, si salpava il ferro e si veniva a Carloforte. Quando era tempo buono; quando era tempo cattivo niente da fare. Quando c’era il tempo cattivo si telefonava a Ingurtosu a quelli della Pertusola; il carico non andava a nessun posto. C’erano bilancelle da 20, 25, 30, 40 e 45. La più grossa era La Croce, 60 tonnellate. Capitava che la mattina si andava a scaricare e subito dopo ripartire per caricare; così un giorno si sono scontrate due bilancelle, una andava e una veniva e così… Al ponte Tacca Rossa si scaricava il minerale di Buggerru, e qua dove c’è l’Istituto nautico si scaricava tutto quello proveniente da Piscinas; veniva scaricato sempre sulle spalle…”

Antonio Bonifai

 80 anni

“Ho iniziato all’età di 16 anni e ho finito dopo la guerra quando non c’era più lavoro. Avevo 30 anni. Si lavorava senza sosta, anche 14 ore al giorno. Se il tempo era buono si viaggiava sempre. Mi ricordo che un gennaio abbiamo fatto sette viaggi. Scarica e parti, scarica e parti… Il tempo era così (indicando con il gesto del palmo della mano la calma piatta del mare). Quando il mare era cattivo si lavorava lo stesso. Andavo in campagna, andavo per mare, andavo a caccia… Era una ruota. Andavo alle tonnare e perfino a scaricare il sale. Con le ceste sulle spalle! Non sembra vero…”

Giacomo Prefumo

84 anni

Testimonianze tratte da Per il Parco Geominerario, Associazione – onlus Pozzo Sella.

Donne

Le donne lavoravano fuori, nei piazzali all’aperto, con le mani nell’acqua e nei metalli. Facevano le cernitrici, separavano il minerale buono dallo scarto. Dividevano a seconda del materiale. Stavano in ginocchio spesso o in piedi, e picchiavano con una pietra sulla pietra per separare la calamina dallo scarto. Calamina, blenda, galena… piombo grande e piccolo, sterile, misto. Tutto in cassette mettevano. Mentre le ore passavano con l’acqua, la fanghiglia e l’umido addosso. Avevano una pausa per il pranzo di mezz’ora, mangiavano pane e anche poco. Durante il lavoro non si poteva parlare. Se sfuggiva qualcosa o proprio non si riusciva a trattenersi e si veniva scoperte c’era una multa da pagare. Così prima di dare la paga a fine mese, in miniera, facevano il conto delle multe e le sottraevano al salario. Invece era permesso cantare, e le donne lo facevano, scandendo il lavoro accompagnate dal ritmo dei canti d’amore.

Domando: Lei ha mai preso multe? Una volta, – racconta Antonietta, 90 anni, di Gonnesa -ho detto: dammi un bicchiere d’acqua. Il sorvegliante mi ha sentita e mi ha scalato 5 soldi dalla paga.

Antonietta

90 anni, ex cernitrice. Gonnesa, 2006