UN CAMMINO LASTRICATO DI COESIONE, GIOIA, BELLEZZA E SPERANZA: LETTERA AL DIRETTORE DELL’UNIONE SARDA

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LETTERA ALL’UNIONE SARDA

Egr. Direttore, mi rivolgo alla sua cortese attenzione in riferimento al sottotitolo con il quale viene presentata la bella immagine dei pellegrini/escursionisti del Cammino Minerario di Santa Barbara inserita nella prima pagina del suo giornale ieri in edicola: “Santa Barbara, nell’Iglesiente c’è un cammino lastricato di veleni”. Il tutto per presentare l’articolo di Cinzia Simbula pubblicato alla pagina 32 del suo giornale “Un Cammino disseminato di litigi tra associazioni” nel quale si dà conto delle lamentele contenute nella lettera di un’Associazione di Nebida che rivendicherebbe la paternità di alcuni tratti del percorso inseriti nel Cammino Minerario di Santa Barbara. Come potrà evincere alla fine della mia esposizione si tratta di un fatto assolutamente marginale e del tutto inconsistente al quale mi è sembrato esagerato, con tutto rispetto per le sue prerogative editoriali, attribuire i titoli richiamati. Noi stessi abbiamo finora evitato di rispondere alle lamentele contenute nella lettera richiamata che abbiamo ricevuto assieme ad altri destinatari sin dallo scorso 13 maggio 2018 e subito dopo diffusa nella rete senza, peraltro, ottenere nessun riscontro da parte di nessuno dei destinatari. Per questa ragione avevo confermato telefonicamente alla corrispondente dell’Unione Sarda la mia volontà di non fare dichiarazioni nel merito di una notizia datata alla quale nessuno aveva prestato attenzione per la sua inconsistenza e attendibilità. Tuttavia, caro Direttore, ora che, per effetto del risalto dato dal suo giornale, la notizia è giunta a miglia di cittadini mi corre l’obbligo di rispondere nel merito delle lamentele esposte nella richiamata lettera dell’Associazione di Nebida per rispetto dei tanti cittadini che hanno appreso notizie prive di fondamento e di verità. Devo innanzitutto osservare che per la nostra associazione e per i nostri volontari che negli ultimi 10 anni hanno contribuito a recuperare numerosi sentieri nel Sulcis Iglesiente Guspinese, la libera fruizione degli stessi da parte dei cittadini escursionisti rappresenta un’occasione di soddisfazione e di orgoglio e non già un motivo per rivendicarne la paternità e impedirne la fruizione. D’altro canto non potrebbe essere che così, anche alla luce della disposizione contenuta nell’articolo 30 della L.R. N. 16 del 28/07/2017 che recita testualmente “I percorsi escursionistici sono considerati di pubblico interesse in relazione alle funzioni di fruizione ambientale, didattica, di tutela del territorio e dei valori naturalistici, paesaggistici e culturali peculiari dell’attività escursionistica” Con tale disposizione legislativa, infatti, come avviene nelle restanti regioni italiane, non è consentito neppure ai proprietari del suolo di impedire il libero transito dei cittadini-escursionisti nei sentieri e nei cammini riconosciuti dalla Regione Sarda ed anche, evidentemente, dal Governo Nazionale come è stato fatto per il Cammino Minerario di Santa Barbara, unico cammino sardo riconosciuto dal MiBACT e inserito nell’Atlante Nazionale dei Cammini d’Italia come scritto più volte da Paolo Matta nell’Unione Sarda. È dunque del tutto evidente che la sovrapposizione di tratti di sentieri realizzati in passato dai minatori e recuperati recentemente da altri soggetti dovrebbe essere un vanto proprio per i volontari che hanno contribuito al loro recupero ottenendo una grande gratificazione per l’incremento della percorrenza e dunque per una loro maggiore valorizzazione. Mi viene in mente per esempio il tratto della Via Francigena che dal paese di San Remy in Valle D’Aosta conduce al confine svizzero del passo del Gran San Bernardo che si sovrappone perfettamente ad un sentiero del CAI con lo straordinario risultato di fruire di una doppia valorizzazione e frequentazione con i pellegrini della Via Francigena che camminano a fianco degli escursionisti di montagna. Qui da noi invece, fortunatamente solo in pochi casi isolati, qualcuno pensa che per il solo fatto di aver contribuito al recupero di un tratto di sentiero possa pretendere di diventarne titolare senza titolo e di impedire il transito ai pellegrini del Cammino Minerario di Santa Barbara. Ma il fatto sconcertante contenuto nella lettera di questa associazione è relativo al fatto che accampano pretese illegittime affermando falsità sui reali ideatori, autori e realizzatori di due sentieri dei minatori utilizzati e sovrapposti in parte con il Cammino Minerario di Santa Barbara. Infatti, alla predisposizione, all’acquisto e alla messa in opera della segnaletica del Sentiero Miniere nel Blu che da Masua conduce a Canal Grande e inaugurato l’8 giugno 2008, l’Associazione di Nebida ha semplicemente collaborato usufruendo di un cospicuo finanziamento del Consorzio del Parco Geominerario disposto proprio da me in loro favore nel 2008 quando ricoprivo la carica di Commissario dello stesso Consorzio. Addirittura nel caso del sentiero denominato “Cinque faraglioni” solo la pretesa di rivendicarne la paternità è falsa in quanto all’ideazione , all’allestimento e alla messa in opera della segnaletica provvide direttamente e senza contributi pubblici l’Associazione Pozzo Sella come possono testimoniare i documenti e le foto allegate e i tanti volontari che contribuirono a realizzare quel sen-tiero fino alla sua inaugurazione avvenuta il 21 novembre 2010 con una grande partecipazione di cittadini all’escursione organizzata dalla stessa Associazione Pozzo Sella e della quale alcuni soci dell’Associazione di Nebida furono preziosi e non indispensabili collaboratori. Sono sufficienti questi due casi concreti per dimostrare la totale infondatezza e falsità delle affermazioni contenute nella lettera inviata dall’Associazione di Nebida il 13 maggio 2018 alla qua-le giustamente nessuno dei destinatari diede credito e risposta e che solo ieri, a distanza di quasi due mesi, ha ripreso la corrispondente dell’Unione Sarda facendola diventare l’origine di inesistenti lastricature di veleni e di cammino disseminato da liti tra le associazioni. Pertanto, caro Direttore, le chiedo cortesemente di verificare i fatti da me esposti e di ritornare sull’argomento con il suo autorevole giornale, possibilmente con lo stesso rilievo dedicato nell’edizione di ieri, per ripristinare con la verità degli atti e dei fatti la legittimità del Cammino Minerario di Santa Barbara ed anche la credibilità del territorio interessato che potrebbero essere ingiustamente colpiti dall’apparire immersi nei “veleni e nei litigi” proprio nel momento in cui il progetto, che rappresenta il simbolo della coesione istituzionale del territorio, sta iniziando a portare i benefici derivanti dall’arrivo di tanti pellegrini/escursionisti italiani e stranieri come mai si era visto in precedenza. La generosa partecipazione di centinaia di volontari presenti lungo i 400 km del percorso che hanno contribuito gratuitamente per tanti anni alla costruzione del Cammino Minerario di Santa Barbara apportando gratuitamente il loro lavoro nella Fondazione che oggi gestisce il Cammino, le delibere unanimi dei Consigli comunali dei 21 Comuni che hanno partecipato come soci fondatori alla costituzione della stessa Fondazione e l’adesione delle due Diocesi interessate, rappresentano un bene inestimabile al quale guardano con ammirazione anche fuori dalla Sardegna e che non può essere intaccato da lamentele false e pretestuose. In un territorio martoriato come il nostro nel quale ancora tanti giovani sono costretti ad emigrare, siamo chiamati tutti a portare messaggi di coesione, di gioia, di bellezza e di speranza come stanno facendo i tanti pellegrini/escursionisti che, percorrendo a passo lento il Cammino Minerario di Santa Barbara, ci hanno fatto capire che i cammini minerari del Sulcis Iglesiente Guspinese sono un patrimonio antico per un futuro sostenibile, un futuro che grazie a loro è già iniziato a beneficio di tutto il territorio e della Sardegna.

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